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IL DISAGIO GIOVANILE

Il cammino dall’infanzia all’età adulta non è unico e specifico, appare piuttosto flessibile, variabile, differente da individuo a individuo, orientato dal gruppo di appartenenza, sensibile ai mutamenti sociali delle diverse epoche storiche.
Pur trattandosi di uno stadio evolutivo sostenuto da mutamenti psicobiologici, l’adolescenza può essere studiata e compresa, unicamente, all’interno del contesto culturale specifico, di cui i giovani fanno parte.

Le dinamiche intrapsichiche e relazionali che caratterizzano gli adolescenti dell’era della multimedialità e della cibernetica vanno dunque analizzate cogliendo la forza, la rapidità, l’insistenza dei cambiamenti epocali, che rendono difficile paragonare i ragazzi del 2000 alle generazioni precedenti.

La relazione e la comunicazione con le nuove generazioni vanno recuperate partendo dalla conoscenza e dall’ascolto dei vissuti, dei bisogni, dei sentimenti e delle idee, dei vuoti e dei silenzi che accompagnano la crescita dei giovani di oggi.

Molti giovani vivono la loro quotidianità rintracciando, a fatica, spazi per esprimersi e partecipare attivamente alla vita comunitaria e inserirsi, a pieno titolo, nel mondo istituzionale e nel lavoro.
Nella società moderna i giovani sono sempre più oggetto e soggetto di un eccesso di consumo, e destinatari di una quantità di messaggi davvero preoccupante.

Un ulteriore fattore di rischio è il crescente uso ed abuso di sostanze che creano dipendenza (fumo, alcool, cocaina...), a fronte di politiche preventive e informative inadeguate o inesistenti.
Vanno inoltre ricordate le difficoltà che molti ragazzi incontrano lungo il percorso scolastico.

Sono numerosi infatti i ragazzi che abbandonano la scuola precocemente, e molti di più coloro che, soprattutto nei primi anni delle scuole secondarie, vengono bocciati anche più di una volta, rischiando una precoce esclusione sociale.
Un elemento molto rilevante è caratterizzato dalla fragilità della famiglia e, accanto ad essa, la frammentazione della comunità locale. Sembrano infatti rarefatte se non scomparse le relazioni "di buon vicinato", di mutuo aiuto, grazie alle quali i problemi del singolo venivano condivisi dalla comunità e questo contribuiva, se non a risolverli, quantomeno a renderli meno drammatici.
Tutto questo porta di frequente ad un enorme e a volte drammatico bisogno di ascolto, e un bisogno di relazioni significative con figure adulte di riferimento a cui rivolgersi.
Disattendere questo bisogno può condurre, nei casi più gravi, a disagi di tipo patologico (suicidio, tossicodipendenza, alcolismo, disturbi alimentari, bullismo, violenza tra minori); nei casi meno gravi impedisce comunque la piena consapevolezza delle proprie potenzialità in ambito familiare, scolastico e professionale, creando le premesse per la comparsa di situazioni di disagio.

Come si manifesta il disagio?
Il disagio in età adolescenziale può manifestarsi in diversi modi, i sintomi più diffusi sono: apatia, malessere diffuso, disinteresse, conflittualità eccessiva, scarse relazioni con gli ambienti che si frequentano, insoddisfazione generale, mancanza di appartenenza a un’area di aggregazione, scarso impegno nelle attività scolastiche, disturbi alimentari, sono tutte situazioni che se individuate e affrontate per tempo possono essere superate più facilmente.

Inoltre negli ultimi anni emergono sempre più in modo cruento fenomeni di violenza e prepotenze come il bullismo e ancor più dilagante e preoccupante il fenomeno del cyber bullismo.

Gli studi di psicopatologia e di epidemiologia dell’età evolutiva cercano di individuare i principali fattori di rischio, cioè quegli elementi che segnalano, favoriscono o anticipano il disagio: essi non ne sono la causa, ma contribuiscono a determinarlo in quanto fenomeno multifattoriale.

Gli studi evidenziano inoltre i fattori di rischio che contribuiscono ad intensificare una situazione di disagio o un certo comportamento a rischio. Tra i primi possiamo rilevare la vulnerabilità individuale, le difficoltà familiari, la particolare fragilità del contesto sociale nel quale vive il ragazzo.

Si configurano invece come fattori di protezione le competenze individuali, cognitive, affettive e relazionali, la coesione della famiglia e la buona qualità della comunicazione, la presenza di adulti “significativi” diversi dalle figure genitoriali e, infine, la possibilità concreta di passare a condizioni di vita adulta.

Come affrontare il disagio giovanile?
I giovani devono essere aiutati a sviluppare capacità di relazione e comunicazione.
È infatti nella relazione con l’altro, con i coetanei, e con gli adulti, che è possibile recuperare la capacità progettuale, ricostruire il senso delle esperienze vissute, costruire il futuro: in una parola, creare la propria identità come persona.
Per aiutare i giovani a ricostruire capacità di relazione, è necessario agire sugli adulti che entrano in contatto con i giovani: sono gli adulti che devono fornire loro tutto il sostegno, comunicare loro tutto l’interesse e il loro amore. E non viceversa.

C’è bisogno di adulti che sappiano essere testimoni credibili, capaci di aiutare i giovani a orientarsi tra le tante opportunità che incontrano, a darsi priorità di valore, dare una prospettiva, un orizzonte cui rivolgersi.
Gli adulti da coinvolgere sono soprattutto le diverse figure educative implicate nel processo di crescita adolescenziale: genitori, insegnanti, educatori ed allenatori sportivi.

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